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Che caratteristiche deve avere un romanzo noir?
Giorgio Gosetti, giornalista, critico cinematografico, patron del Noir in Festival ci suggerisce che: “Il noir non è un genere. E’ un colore, uno stato d’animo, una sensazione. Il noir più che indicare un genere specifico designa un tono generale, una serie di motivi, un insieme di sottogeneri”. (fonte Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Noir)
Ok, sottoscrivo in pieno, più nello specifico però credo che un romanzo noir deve avere innanzitutto una trama intrigante, ricca di suspence e di colpi di scena, tutto sullo sfondo, naturalmente, di qualche crimine o azione criminosa in atto. Se poi si tratta di un noir metropolitano, come definirei questi due romanzi, allora la città in cui è ambientato (Cape Town e Marsiglia in questi casi) si deve respirare tra le righe, deve essere un personaggio vivente e co-protagonista del racconto.

A proposito di personaggi per me in un noir, ma non solo, devono essere ben caratterizzati, dopo le prime pagine devo avere la sensazione di conoscerli, avere l’illusione di anticipare le loro azioni, i loro pensieri; poi nei romanzi più riusciti sono anche molto ben assortiti, con personalità diverse spesso in contrasto.

La narrazione dovrebbe avere il giusto ritmo, nè troppo veloce (il lettore deve poter cogliere tutti i passaggi della vicenda che deve essere mediamente ben articolata), nè troppo lento (il ritmo deve essere un pò incalzante e coinvolgente, un noir noioso è peggio di una birra analcolica) e in conclusione il finale… su questo leggo che la critica si divide, chi lo preferisce ben definito, chi tragico, chi di buon auspicio, oppure che lascia al lettore l’interpretazione… io… io lo pretendo ben definito, i sudori e la fatica che ho speso durante la lettura pretendono una ricompensa… le emozioni che ho vissuto devono essere ripagate con una soluzione definitiva alla vicenda che ho vissuto tra le pagine.

I due noir che ho preso in mano ultimamente sono esattamente all’opposto: quasi perfetto Zulu di Caryl Férey, praticamente disastroso Respiro corto di Carlotto.

Zulu” è ambientato in Sudafrica e racconta le indagini legate ai ritrovamenti di alcuni cadaveri svolte dal Capo della squadra omicidi, un uomo dal passato tragico, ha una trama di un’imprevedibilità impressionante scritta con un ritmo apparentemente lento, un lucido inganno dello scrittore che ti coinvolge lentamente nella vicenda e poi… e poi per un lettore serale come me, raggiunta la metà, è stato impossibile non fare le ore piccole. Il plus di questo libro è stata l’ambientazione in Sud Africa, non ero colpevolmente al corrente della situazione attuale in quel paese e lo scrittore, quasi lo sapesse, mi ha portato là, calato perfettamente nella realtà dei sobborghi di una Cape Town tragica, scottante, vista dall’interno e, grazie alla sua cruda narrazione, mi ha lasciato senza respiro.

In ‘Respiro corto‘, invece, viene raccontata una vicenda di criminalità internazionale ambientata in una delle città probabilmente più affascinanti che io abbia mai visitato. La trama è molto complessa, ma il romanzo è decisamente troppo corto e permette allo scrittore di spigare chiaramente solo le situazioni fondamentali della storia, i personaggi sono solo abbozzati e Marsiglia non emerge nemmeno per un secondo, non lasciatevi ingannare dalla quarta di copertina: “Sullo sfondo di una Marsiglia mai così affascinante” non è per niente vero. Leggere Izzo, prego. I fatti poi hanno un’evoluzione verso il finale troppo rapida, non sono riuscito nemmeno a gustarmi le ultime pagine. L’ho terminato più per curiosità che per piacere.

Questo confronto quindi, diversamente da tutti gli altri miei commenti sulle mie letture, è solo per ribadire un mio pensiero: sono stati scritti miliardi di libri, milioni di noir, non riuscirete mai a leggerli tutti… scegliete bene, fatevi consigliare dalle persone giuste e… buona lettura!

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