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Mi piace immaginare che questo libro non sia stato scritto da Jay McInerney, ma dalla sua coscienza o, meglio ancora, dalla coscienza del protagonista del quale, chiunque l’abbia fatto, è riuscito a non citarne mai il nome.
A tutto questo mi porta la caratteristica principale di questo romanzo, quella che per me  lo rende unico e così potente: le vicende sono tutte raccontate in seconda persona, quasi un lungo autodafé del protagonista che sembra ripercorrere parte della sua vita rivedendosi attraverso un alter ego, la sua coscienza.
Sullo sfondo della New York della vita mondana e dei locali notturni Jamie prova a far fronte alle sue sventure, di cui ne è in parte causa: come un domino si abbattono su di lui una dopo l’altra riducendolo sul lastrico ma inducendolo, dopo una riflessione sul suo vissuto, a rialzarsi e a reagire benché stremato.
E’ limitativo per me descrivere questo come un romanzo minimalista, degli eccessi, della vita sregolata, di una persona con poco amore per sé stesso come spesso descritto, questo è un romanzo inquietante e devastante che fa della sua brevità la sua forza, un intenso concentrato di emozioni, un pugno nello stomaco lungo 158 pagine nella meravigliosa edizione tascabile con gli angoli arrotondati che è passata tra le mie mani.
A Jay McInerney ci sono arrivato grazie alla mia passione per Bret Easton Ellis, ma ci si arriva naturalmente, i due autori sono molto legati, così legati che alcuni personaggi dei romanzi dell’uno hanno relazioni con personaggi nei romanzi dell’altro.
Le mille luci di New York” mi ha riportato ai romanzi di Bret Easton Ellis nel momento in cui arrivi all’ultima pagina, all’ultima riga quando ti assale quel vuoto interiore, le farfalle nello stomaco, più ancora che in “Meno di zero“, perché qui è impossibile far a meno di pensare che quella coscienza che parlava al protagonista, che ti ha raccontato le sue vicende quasi sempre come un rimprovero forse, stava parlando proprio a te.

E’ un libro per me quasi imprescindibile, un libro da lista dei 100 libri, un libro sicuramente capostipite di un genere che non credo sia valorizzato quanto meriti, che non solo “racconta” un certo aspetto della società moderna e del suo disagio, ma ne fa parte, ne diventa denuncia e allo stesso tempo giustificazione, assoluzione.

Da leggere ascoltando: Tricky – Pre Millennium Tension, un disco metropolitano e fondamentale, nel suo genere, quasi quanto il romanzo, teso e inquietante come le vicende raccontate.

Ringrazio per la foto il mio amico Riccardo Mantero.

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