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La polverosa pila di libri ancora da leggere mi aiuta a desistere dal riprendere in mano un libro già letto ma ogni tanto, facendo un pò di violenza su me stesso, faccio un’eccezione.
L’occasione questa volta me l’ha fornita l’uscita del nuovo romanzo di Bret Easton Ellis, Imperial Bedrooms, seguito di Meno Di Zero venticinque anni dopo. Così ho ripreso in mano, 15 anni dopo averlo chiuso, l’opera prima dello scrittore californiano che ho sempre considerato il mio libro preferito; certo quando lo lessi ero un assiduo lettore da poco tempo e il mio approccio alla lettura nel tempo è cambiato insieme a me moltissimo, quindi era lecito qualche sospetto sul suo primato.
In quattro parole il libro racconta del ritorno a casa a Los Angeles, per la pausa estiva del college, di Clay un ragazzo benestante, molto benestante, che ritrova i suoi amici, la sua fidanzata e una realtà un pò cambiata che lo sorprende e lo spiazza.
Definirei questo romanzo il libro delle situazioni e delle relazioni, tutto ciò che circonda i personaggi non è che leggermente abbozzato, se non in alcuni flash back del protagonista quando ricorda la sua infanzia, tutto si regge sui dialoghi e sulle situazioni vissute da Clay.
Questo primo Ellis non si dilunga nelle descrizioni dei luoghi o degli abiti dei protagonisti come nei romanzi successivi, soprattutto da American Psycho in poi, ma in due parole descrive una situazione, uno stato d’animo e così lucidamente da lasciare senza fiato; spesso i capitoli sono brevissimi, a volte solo dieci righe ma dieci righe che ti stendono come un pugno nello stomaco.
I dubbi e i sospetti che avevo sono infatti stati subito fugati, mi ricordavo proprio bene, Meno di Zero è un libro tanto emozionante quanto agghiacciante.
La cosa principale che si respira tra le pagine di questo libro è il senso di impotenza dei protagonisti che vivono ineluttabilmente una realtà che non provano nemmeno a cambiare, assuefatti al nulla, tra un concerto, una festa e una cena da cui non ricavano particolari emozioni se non occasioni per sprofondare. Sensazione perfettamente rappresentata dalla frase ricorrente “Scomparire qui“, sempre più presente ed assillante nei pensieri e nelle considerazioni del protagonista man mano che scopre la vicende che fanno parte della vita dei suoi amici e che ti pervade inesorabilmente leggendo queste incredibili pagine.

P.S.: Se dovete acquistarlo provate a cercare la prima edizione, quella di Pironti, di cui ho messo il link ad Amazon, alla fine del libro c’è un ottimo saggio di Fernanda Pivano sulla corrente di scrittori di cui Ellis fa parte, insomma tra colleghi e ispiratori ci ho tirato fuori almeno altri 3-4 libri da leggere appena la pila si assottiglierà un pochino…

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