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Comprai questo libro dopo aver letto un articolo sull’inserto settimanale di un famoso quotidiano, la recensione dello stesso ne parlava come della narrazione delle vicende di un uomo il cui lavoro è lo sgombro delle case abbandonate, negli States, dopo la crisi di questi anni. Avevo pensato di leggere le sensazioni di quest’uomo in relazione a ciò che trovava nelle case, di leggere la vita delle persone attraverso ciò che avevano lasciato dietro di se fuggendo forzatamente dalla loro vita, di entrare nella società americana dalla porta di servizio.
In realtà i casi sono due o c’è un Sunset Park parte prima che non è noto a nessuno (tranne a quasi tutti quelli che ne hanno scritto recensioni, perchè anche sul web è la stessa storia) o questi ‘giornalisti’ o recensori che dir si voglia hanno letto solo il risvolto di copertina… ma no, forse semplicemente si sono messi tutti d’accordo per non toglierci la sorpresona! In realtà infatti l’occupazione del protagonista è un dettaglio totalmente relativo rispetto allo svolgimento delle vicende di questo libro che racconta alcuni mesi della vita di un uomo, con un passato ancora da affrontare, che dopo aver lasciato il famoso lavoro si ritrova, per volontà, a convivere con altre tre persone in una casa occupata. Piano piano tutti i nodi verranno al pettine, quelli del suo passato, quelli di tutti gli occupanti la casa e pure quelli relativi alla loro situazione abitativa.

La storia secondo me è abbastanza originale, l’intreccio delle vicende è molto ben congegnato da Paul Auster e man mano che si procede nella lettura tutto diventa inesorabile e si giunge ad un finale non proprio imprevedibile ma che, allo stesso tempo, lascia aperte molte possibilità e spazio all’immaginazione.
Le cose che forse mi sono piaciute di meno sono la scrittura non in prima persona e i dialoghi riportati e non diretti, queste due cose a me rendono la lettura un pò più difficoltosa e meno immediata; quello che invece ho veramente apprezzato è la narrazione da vari punti di vista, prendendo nella parte centrale-finale del romanzo come protagonista di ogni capitolo uno dei personaggi principali intrecciando il tutto temporalmente. Leggo qualcuno che la chiama narrazione round-robin ma io preferisco parlare di narrazione come “Le regole dell’attrazione” di Ellis (che ovviamente tutti conoscono e che quindi sanno che Bret Easton Ellis – il mito – scrisse però tutto in prima persona).
Non male, il filmone è già bell’e servito.

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