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Ah la mia memoria a breve termine! Dovrei farmi vedere da uno bravo… tipo Marc Schlosser il protagonista di “Villetta con piscina“! Infatti come sempre non mi ricordo dove avevo letto di questo romanzo, quello che è certo è che la recensione mi aveva colpito molto e, ora che l’ho finito, posso dire che è stato forse addirittura oltre le mie aspettative.

La storia è quella di un medico di famiglia, un uomo che afferma di prediligere una vita tranquilla, ma che, dal momento in cui una donna fa irruzione nel suo studio accusandolo pesantemente di non aver offerto le cure giuste a suo marito poi deceduto, proprio così tranquilla non è più stata. E tutto a partire proprio da una vacanza in una villetta al mare, che non capitò proprio per caso. Vero dottore?

Il costrutto narrativo, non semplice e all’inizio apparentemente non scorrevolissimo, mi è piaciuto tanto in quanto risulta efficace, aiutando il lettore ad entrare nella storia e rendendo decisamente vivide le immagini e le situazioni descritte. Immagini e situazioni che ci riportano ad un ritratto di società/famiglia (olandese in questo caso) probabilmente molto attuale, ma sicuramente non esattamente invidiabile.

Non serve comunque aver letto Bret Easton Ellis per poter affermare che è tutto normale, il vizio è insito nella natura umana, Chinasky ci insegna che “La vita va corretta, va corretta… è così difficile berla liscia”. Oltre alle “solite” emozioni di cui non saremo ovviamente mai sazi, questo libro ci offre gratuitamente un sacco di optional non sempre presenti in un romanzo di questo genere: riflessioni psicologiche sul rapporto uomo-donna; interpretazioni, non so quanto personali dell’autore, sull’attrazione tra i due sessi… sulle “Regole dell’attrazione“, tanto per tornare a Ellis.
Proseguendo nelle pagine la lettura diventa più scorrevole, una sorta di assuefazione, benché Herman Koch ogni tanto infili nel discorso delle digressioni su cose apparentemente fuori dal contesto generale del racconto, ma che alla fine contribuiscono al crescendo di un finale di grande effetto.

La pagina che ricordo con più amore è quella in cui il protagonista racconta di quando, cercando la figlia smarrita al campeggio, si ritrova (e la ritrova) nei pressi dei bagni, bagni da cui esce un uomo che viene descritto sottolineando particolari che avrei notato precisamente anch’io. Se fosse possibile la incornicerei.

Una gran bella lettura e un ottimo aperitivo in preparazione de “La cena” il “caso letterario”, nonché il romanzo che ha fatto conoscere Herman Koch ai più attenti al genere.

Da leggere ascoltando: qui è difficile… sarei in dubbio tra “La Moldava” di Smetana e “Antichrist Superstar” di Marilyn Manson… anche se leggere con quest’ultimo sottofondo sarebbe una bella sfida!

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