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Un milione di se, di ma, di coincidenze non mi hanno permesso di vivere dall’interno questo periodo storico e musicale che mi ha sempre affascinato molto, più di ogni altro e potrei scommetterci tutti i miei dischi che ci sarei stato, assolutamente, là sotto il palco dei concerti degli Specials.
Prima di questo libro ne avevo letto e visto molto ma è chiaro che nessuno come uno dei protagonisti, dei capisaldi attraverso il percorso della sua vita poteva raccontarcelo meglio.
La vita di Neville Staple è un viaggio affascinante non solo dalla Giamaica al Regno Unito, è un viaggio nella disperazione della povertà, nel disagio di una famiglia approssimativa, nei problemi di una società, quella britannica degli anni a cavallo tra i ’70 e gli ’80, drammaticamente sul lastrico, nei problemi di integrazione razziale ma, soprattutto, nella musica di chi la fa, la vive e non può farne a meno.
Musicalmente pensavo di tuffarmi in una realtà completamente sconosciuta, se non per gli Specials in sé, la cui limitata produzione musicale è praticamente nelle orecchie di ognuno di noi, ed invece con grande sorpresa mi sono trovato a leggere anche dei Clash (ok me l’aspettavo), delle Bananarama, degli Spandau Ballet, di Prince, dei Police, dei Fine Young Cannibals, di Iggy Pop e (ovviamente direte voi esperti) di Pete Waterman che imparai a conoscere bene negli anni ’80 a dimostrazione di una cosa di cui sono profondamente convinto: tutta la musica è tenuta insieme da un lunghissimo, invisibile filo conduttore che parte da molto lontano.
Quindi se il racconto della vita di quest’uomo non è stata una sorpresa sotto l’aspetto di Rude Boy, per me, è stato affascinante quello di quel mondo, la musica, che Neville Staple ha potuto vivere dall’interno senza mai la minima intenzione di abbandonarlo, come invece ad un certo punto fecero la maggior parte degli altri membri della band, di quelle note che diventano ragione di vita e stimolo stesso per viverla sempre al massimo.
Gli Specials non sono solo un trait d’union tra gli 80 e oggi, tra la Jamaica e il pop, sono l’emblema di una generazione, di un modo di vivere, di vedere la vita e, purtroppo, per ora il mio ennesimo rimpianto.
Il libro è divertente e scorrevole e la scrittura aiuta a calarsi nel periodo storico e nelle situazioni, il protagonista racconta di sé con grande ironia ed è meticoloso nella descrizione di particolari del suo passato che forse nemmeno io che ho vissuto molto meno di lui avrei la capacità di ricordare e riportare così.
Quello che emerge, al di là delle considerazioni che si possono fare sul periodo storico e sulla “gente” (che non cambia mai), è che Neville Staple è uno che si è sempre buttato, non ha mai mollato ed è sempre andato fino in fondo a quello in cui credeva e alle cose che stava intraprendendo.
Al di là delle sue scelte di vita condivisibili o meno da questa biografia traspare l’immagine di un uomo con una grandissima personalità e forza, che crede molto nei rapporti umani, nell’amicizia, deciso, al limite della sfrontatezza, nello stare dalla parte di chi ha considerazione per questi valori.
Ora guardo con occhi diversi i video delle loro performances, lo guardo muoversi, cantare, saltare e ballare sapendo tutto quello che c’è dietro quell’energia, quella voglia di divertirsi e far divertire, un uomo oltre il “sound system“, un protagonista fondamentale di tutto il “music system“.

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